Rifare non vuol dire ricominciare da capo
Un sito che ha qualche anno non è da buttare. Anche quando la grafica sembra datata e il pannello è diventato scomodo, dentro ci sono cose che valgono: pagine che Google conosce, testi che portano contatti, indirizzi che altri siti linkano. Il restyling di un sito web serve a cambiare quello che non funziona più, senza perdere quello che funziona ancora.
Nei restyling di siti web che ho seguito, la parte più preziosa di solito era già lì: andava solo rimessa in ordine. Per questo non parto dal nuovo design, ma da quello che c’è.
Restyling o sito nuovo: quando un sito è da rifare
Non sempre serve un restyling. Di solito i segnali sono questi:
- è lento, soprattutto da telefono, e chi arriva se ne va prima di leggere;
- non si vede bene su mobile, o è stato adattato in un secondo momento;
- non riesci più ad aggiornarlo, perché il pannello è complicato o si rompe qualcosa a ogni modifica;
- non racconta più quello che fai: servizi cambiati, clienti diversi, un’immagine che non ti somiglia;
- porta poche richieste, anche se le visite ci sono.
Un sito web obsoleto non è solo una questione estetica: è un sito che lavora meno di quanto potrebbe. Se ti riconosci in due o tre di questi punti, vale la pena parlarne: a volte basta un restyling, a volte conviene il rifacimento completo del sito, e te lo dico dopo l’analisi, non prima.
Cosa analizzo prima di toccare qualcosa
Contenuti che funzionano
Guardo quali pagine vengono lette, quali portano contatti e quali nessuno apre da anni. Le prime si tengono e si migliorano, le ultime si accorpano o si tolgono.
Traffico e posizionamento
Dai dati di Search Console e delle statistiche emerge quali ricerche portano visite, e su quali pagine. È la parte del sito da proteggere con più attenzione.
Struttura e tecnica
Tema, plugin, velocità, accessibilità, hosting. Serve a capire cosa si può salvare e cosa conviene ricostruire.
Alla fine dell’analisi sai cosa si conserva, cosa si cambia e perché, prima di spendere un euro in design.
Come si conserva il posizionamento
È la preoccupazione numero uno di chi decide di rifare il sito web, ed è giustificata: un restyling fatto male può cancellare in un giorno il lavoro di anni. Si evita con tre attenzioni.
- Un redirect 301 per ogni vecchio indirizzo. Ogni pagina che cambia URL viene reindirizzata alla nuova, così Google e chi ha salvato un link arrivano al posto giusto.
- Una struttura degli URL pensata una volta per tutte, per non dover cambiare di nuovo gli indirizzi fra un anno.
- I contenuti che posizionano restano, aggiornati ma riconoscibili, con titoli e testi che continuano a rispondere alle stesse ricerche.
Dopo il passaggio controllo errori e pagine non trovate nelle settimane successive. Se serve un lavoro sulla visibilità più ampio, lo esegue lo specialista della mia rete, coordinato da me: trovi i dettagli nella pagina sulla SEO.
Il nuovo sito si costruisce a parte
Il sito nuovo nasce in un ambiente separato: il tuo resta online e continua a lavorare finché il nuovo non è pronto e controllato. Quando si fa il passaggio, chi ti cerca non trova mai un cantiere.
Se il sito attuale non è su WordPress, la migrazione a WordPress fa parte del progetto: porto i contenuti che servono nella nuova struttura e ti mostro come gestirli da solo. E se vendi online, il restyling può essere l’occasione per passare a un vero e-commerce.
Dopo il lancio
Nelle settimane dopo il passaggio tengo d’occhio posizioni, errori e moduli di contatto, e sistemo quello che emerge. Poi, se vuoi, il sito resta seguito con l’assistenza e manutenzione, perché fra qualche anno non ti ritrovi allo stesso punto.
Quanto costa un restyling
Dipende soprattutto da quanto del sito attuale si può conservare: numero di pagine, contenuti da riscrivere, funzioni da rifare, eventuale migrazione. Per questo il preventivo arriva dopo l’analisi, con le voci separate e i tempi di ogni fase.



